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Marina D' Aequa

 


 

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  I ragazzi del Bixio li troviamo anche a bordo della Nave Scuola della Marina Mercantile Italiana, il famoso e quasi sconosciuto “PATRIA”. (ex Susanne Vinnen, una nave a cinque alberi ex tedesca) Sono Carlo CAFIERO – Pietro CASTELLANO – Guido TRAPANI – che imbarcarono su detta nave durante la V^ Campagna d’istruzione iniziatisi il 20 Ottobre 1934 e seguendo l’itinerario La Spezia – Trapani – Gibilterra – Montevideo – Santa Fè – Rosario con rientro a Genova il 20 Aprile 1935, compiendo il viaggio in sei mesi esatti.

 

Nave Scuola della Marina Mercantile Italiana “ PATRIA “ – (1932/1938) - costruita a Kiel nel 1922 – Nave in ferro a 5 alberi a vele auriche: primo e terzo albero con gabbie e velacci. Superficie velica mq. 1838 - Lungh. 87,30 – Largh. 13,45 – Slt. 1847,30.- Matr. 1049 di Genova

Variano i programmi, cambiano gli insegnanti, e gli alunni. Lo spirito però è sempre quello Sui banchi a studiare, a bordo nel cercare di carpire ogni segreto, ogni astuzia del mestiere, superare gli scherzi, a volte umilianti degli ufficiali più anziani, come essere inviati in Sala Macchina a chiedere un “ bugliolo di magnetismo” pagando così l’inevitabile scotto del noviziato.

E quindi le prime esperienze, la constatazione di quanto diverso sia risolvere un problema contingente, quando la nave “ rolla “ e gli oggetti volano via (non fermi come sul tavolo da carteggio al Nautico) come è veramente salato il sapore dell’acqua di mare quando una bella “ incappellata” ti schiaffa violentemente il viso. Il ritorno in cabina per il turno di riposo ed ancora lì, verificare, come la cuccetta sia stretta, scomoda e tutto oscilla, rimpiangendo – forse – la quiete dalla propria cameretta a casa con, appeso alla parete, il poster preferito.

Pian piano si matura. Si diventa più adulti e negli interminabili turni di guardia, quando nel buio del Ponte di Comando dove la luce fioca e fosforescente del radar ne interrompe la continuità, le spie colorate delle porte stagne e quella biancastra del ripetitore dell’angolo di barra ti determinano gli angoli facendoti percepire la presenza silenziosa del timoniere e quando il meccanico ticchettio della girobussola ti mette in guardia che la rotta sta variando, quando ti perviene dall’esterno il concerto di quei mille indescrivibili suoni che caratterizzano una nave in navigazione, allora si è portati a pensare molto, a dare libero sfogo alla fantasia, portandoti alla fine a ridimensionare l’importanza delle futili cose a cui si è data tanta importanza prima, selezionando ed evidenziando al termine quelle veramente utili .e che riconosci essere le sole che contino.

La memoria corre indietro. Si ritorna ai primi anni di frequenza al Nautico; si rivive con lo stesso entusiasmo e si sente battere ancora il cuore in gola quando, in ritardo, si percorrevano a balzi, i famigliari scalini di Santa Teresa. E ti trovi a pensare: ne è valsa la pena ? E’ veramente giusto quello che hai fatto ?. La risposta è SI. Assolutamente SI. La scuola ti ha forgiato. Il mare ti ha plasmato; le soddisfazioni giungono, sempre.

                   

 

 

                     1° Agosto 1933 – Varo del REX

Quando hai la certezza di aver superato la prova, quando hai la consapevolezza di aver verificato sulla tua pelle che quello che ti hanno detto a scuola è vero ed esatto, che l’ultimo punto nave ottenuto era preciso ed hai visto spuntare “dritto di prua” il battello-fanale del porto di atterraggio, quando hai verificato che la teoria sulla rotazione degli uragani ti hanno felicemente fatto superare il tremendo impatto con questi mostri della natura, quando al rientro a casa ti senti apostrofare dall’Armatore “ Ben fatto, Comandante” e quando, passando attraverso le strade di casa tua, ognuno ti saluta con rispetto. Ebbene, allora hai veramente vinto la scommessa e puoi darti la risposta cercata prima: Ne è valsa la pena !

A tutti i giovani che frequentano il Nautico e a quanti si apprestano ad iniziare la vita del mare, rivolgo, dal più profondo del cuore, l’augurio sincero di un’ottima e brillante carriera, con l’invito a mai sottovalutare le insidie e le trappole del mare; ad amarlo, rispettarlo e temerlo; sempre.

 

Non c’è più la randa ed il pennone, non c’è più il solcometro a barchetta; ci sono il Radar, il GPS, l’automazione e gli Apparati classificati IAQ,c’è il GMDSS, il VDR ed l’AIS, la SOLAS, il SOPEP e l’SMS; ma nulla è comunque cambiato: il Mare è sempre quello: lo ha detto un grande scrittore ed amico del mare G:B:ROSSI, ligure, che ho avuto la fortuna di conoscere anni fa.

 

  Brigantino a Palo

“MADRE & FIGLI”

di META - 1868

 

In ultimo, mi và di affidarvi qualche detto che proprio il vecchio Nostromo del Nautico usava raccomandarci: “una mano per te ed una per il bastimento cioè, ai tempi della vela, bisognava usare una mano per aggrapparsi alla “guida” del pennone e l’altra per imbrogliare e serrare la vela. Adattandolo ai tempi moderni, esso è sempre valido.Come pure, alla domanda, un po’ ingenua, di qualcuno di noi ” ma a che serve il nodo parlato ?” giungeva la logica e perentoria risposta “ a darti volta alla ghia di sicurezza quando il mare rompe in coperta

Ed ancora l’altro, sempre appreso da quel saggio nostromo “non lasciarti con una mano, se non ti sei aggrappato con l’altrache, tradotto nella pratica quotidiana, è un solenne invito alla prudenza ed alla previdenza, sia a mare che nella propria vita.   In bocca al lupo, ragazzi !

Comandante Fortunato Imperato
Dall' annuario 2002 dell' Istituto Tecnico Nautico Nino Bixio di Piano di Sorrento

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