LONGOBARDO ANTONIO
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Per Comodità del lettore diamo una trascrizione in
caratteri attuali della lettera
di pag.58-59-60
SPETTABILE SOCIETÀ DI
MUTUO SOCCORSO
FRA CAPITANI E MACCHINISTI - META
“Sapendo che pruova l’interessamento di codesto
Spettabile Sodalizio per quanto concerne la gente di
Mare, mentre si aspetta che il Parlamento si occupi di
modifiche ed aggiunte da portarsi al codice della marina
mercantile, sottopongo al suo sano criterio due mie idee
che trovandole giuste,
potrebbe, come sa e può, proporle ed impulsarle.
1. L’Italia tanto giovane e quindi altrettanto bisognosa
di perfezionarsi non potrebbe
copiare l’Istituto del Board of Trade che tanto
nobilmente e sagacemente governa
tutti il regime della marina mercantile inglese
rendendola giustamente ammirata nel
mondo intero.
2. Se è la legge che esige un dato periodo di
navigazione dai capitani diplomati per
ottenere le patenti, la stessa legge dovrebbe provvedere
a che tutti potessero con
dignità facilmente conseguirla.
L’ufficiale mercantile italiano, dappertutto sempre
ammirato, per sobrietà, capacità ed
affezione alla nave, fu sovente deplorato (eccezione a
parte) mancante di energia
verso i suoi subalterni. Non può essere altrimenti
perché è l’inizio della sua carriera
che lo piega all’arrendevolezza.
Ottenuto il diploma, per conseguire quel tal periodo di
navigazione dove nel più dei
casi mendicare il primo imbarco, non tanto facilmente
concesso oggi con la scarsezza
dei bastimenti, e quando accordato è messo a bordo senza
riguardo alcuno, oppure (e
ciò in via di eccezionale privilegio, veramente poco
lusinghiero, a fare il camerotto
(fare il cameriere ndr); l’uno e l’altro ambiente, per
ragioni facili a comprendersi non
gli saranno certamente scuola di energia e
d’insegnamento; tutt’altro.
Per evitare sagrifizi da una parte e mortificazioni
dall’altra (dico sacrifizi) giacché
l’apprendista che è sempre utile e spesso necessario è
quasi sempre considerato alla
nave di peso ed al personale un impiccio, una vela di
straglio (una vela triangolare che
serve a riempire vuoti tra un albero e l’altro ndr).
Sarebbe equa quindi e necessaria
cosa che ciascuna nave o Piroscafo in ragione del suo
registro fosse obbligato
imbarcare un numero di giovani diplomati, che pur tenuti
a qualsiasi lavoro, facessero
una tavola separata ma nella compagnia degli ufficiali,
co’ quali potessero esercitarsi
nei calcoli etc etc, ma che alloggiassero in ogni modo
separatamente dalla massa.
Così e non altrimenti si fa sui velieri inglesi, ed ora
su tutti i piroscafi austriaci ed oh,
con quale ottimo risultato pratico; sugl’inglesi il
mantenimento è pagato dalle famiglie
(se in condizione), in contrario da enti che sentono
forte la necessità a che il prestigio
si tenga alto in questi Nei-Capitani.
Sugl’Italiani potrebbesi fare altrettanto, ed in
mancanza di enti protettori potrebbe
subentrare la cassa Invalidi, la quale mi pare avrebbe
tutto l’interesse, quasi direi
l’obbligo di anticipare prima, a chi certamente avrebbe
tutta la coscienza ed i mezzi di
restituire dopo, riconoscente.
Sugl’Inglesi il numero dei cadetti per ciascuna nave è
saggiamente definito dal Board
of Trade.
La Marina Mercantile italiana col suo ammirevole e
progressivo incremento ne ha più
che mai bisogno.
Sorga quindi qualcuno ed inizi un tale provvedimento e
l’agiti fin che non assurge a
legge ed avrà certo il plauso generale.
Per giustificabile sentimento di amor proprio, mi auguro
che la sospirata iniziativa
venda da codesto nostro amato sodalizio tanto vigile e
zelante del benessere e del
decoro della classe.
Mi si perdoni lo stile e la calligrafia, mentre porgo
ringraziamenti e ossequi.
Meta 24 sett 1911
Antonio Longobardo